Sproloqui
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Re: Sproloqui
CONVENZIONE:-o ------
OBIETTIVO=ridurre il divario.
SOTTOBIETTIVO (o COME)=Come nel concreto andare nella direzione indicata dalla carta dei principi
------
**M**: Qual'è l'OBIETTIVO di ISF?
**G**: L'OBIETTIVO di ISF è lavorare con lo scopo di ridurre il
divario tra ricchi e poveri, ovunque (Nord/Sud non strettamente
geografici). Il problema è il COME.
**M**: Secondo me se definisci il COME, definisci di conseguenza quali sono le tue priorità e si risolvono mille questioni, solite questioni
su cui si fanno mille discorsi senza concludere niente perchè non si parte da una visione pratica comune e da una SCALA DI PRIORITA' COMUNE.
**G**: Direi che l'obiettivo condiviso da tutti è quello di su, ed è quello
che costituisce l'identità dell'associazione. Chi propone di fare
diverse feste l'anno, o chi dice che è molto importante la
grafica dei cartelloni, ha delle idee diverse sul COME raggiungere
l'obiettivo. Chi può stabilire a priori il mezzo piu giusto?
Le priorità invece non si comprendono, sono delle scommesse. Stabilire delle priorità è come decidere quali carte cambiare a poker: è
prioritario provare a fare la scala reale o andare più sul sicuro e
provare il full? E la risposta cambia in continuazione a seconda della
situazione. In associazione si gioca a poker tutti insieme con le stesse
carte: si devono decidere queste strategie. Su che cosa puntare? Mettere d'accordo le persone innanzitutto a 'spendere delle risorse' (cioè del tempo) sul discutere quali sono le priorità, poi (se si ritiene
necessario) sullo stabilirle, e alla fine fare il mastino per
controllare continuamente che ci si stia attenendo, fa parte del compito
ingrato e rompiscatole del segretario. (Il cetriolo gira, gira... :D)
**M**: (Durenate il weekend bucolico) All'ennesima volta in cui sollevavo questo problema(SOTTOBIETTIVO di ISF) mi èstato risposto:
- "Gli obiettivi di ISF sono quelli scritti alla lavagna (ossia l'elenco,
steso prima, dei motivi per cui noi facciamo parte di ISF)"..
Cioè non parto dalla realtà ma dalle mie esigenze, l'associazione ha l'obiettivo di far avverare i miei desideri. Non è tanto diverso dal motivo
che spinge bill gates, o mcdonalds o nestle, a fare una fondazione di
beneficienza: la loro esigenza di purificarsi l'immagine.
**G**: Quello che facciamo, lo facciamo per gli altri, è vero, ma perché *noi* lo riteniamo giusto: quindi sostanzialmente lo facciamo anche molto per noi; è un modo di realizzarci come persone: non c'è nulla di male in questo, anche perché non c'è nulla che potremmo fare in modo
intellettuamente onesto che non sia parte del nostro essere.
Perché pensi sia giusto ridurre il divario? Perché ti rende infelice
l'immagine di un bimbo che muore di fame, e ti rende felice l'"imagine
all the people sharing for the world".
**M**: Si, d'accordo, devi fare le cose con passione e divertimento (questo lo fai se entri spontaneamente in un associazione di volontariato) ma secondo me stiamo mischiando SOTTOBIETTIVO/OBIETTIVO di ISF con motivazioni che spingono me a far parte di ISF.
Io faccio parte di un associazione per motivi miei personali (di qualsiasi tipo) ma l'associazione, secondo me, deve avere un SOTTOBIETTIVO ed una fisionomia independente dalle mie esigenze.
Altrimenti diventa un associazione creata ad hoc per
soddisfare le mie esigenze...
Secondo me va puntualizzato il SOTTOBIETTIVO perchè:
-Così come stanno le cose ognuno ha una visione, si rema in direzioni
diverse disperdendo energie e stimoli.
-L'associazione deve adeguarsi ad ognuno di noi e non noi
all'associazione...cioè, ognuno si crea l'ISF che gli fa piu comodo.
-Si districherebbero tutte le questioni su cui non siamo mai d'accordo.
**G**:Sì, mi sembra un'esigenza ormai matura; non so se è sentita anche daglialtri, ma sono d'accordo con l'importanza di sistematizzare questo
aspetto che finora abbiamo sempre improvvisato. Bisogna capire come
fare. Secondo me:
1. Innanzitutto dovresti porre il punto in coordinamento proprio nei
termini in cui ne stiamo parlando io e te, e capire se è condivisa
l'esigenza di fissare delle priorità relative tra i sottobiettivi (ma io
non li chiamerei così, perché sono più degli strumenti che delle tappe
intermedie...); se non è condivisa, dovrai rompere un po' le scatole e
utilizzare una comunicazione efficace per diffonderla. Se lo è, passi al
punto successivo :)
2. Bisogna capire come discuterla e come esplicitarla. Fino ad ora
quello che abbiamo fatto più o meno in questa direzione è la
programmazione delle attività in assemblea; che però è a un livello più
pratico, e deve tenere conto anche di questioni come i finanziamenti o
gli impegni con i partner, mentre la programmazione dei "sottobiettivi"
funziona più su una linea di principio. Però il concetto è simile.
Bisogna mettere in condivisioni quali sono i meccanismi più efficaci per
raggiungere il grande OBIETTIVO secondo ciascuno di noi; poi dare un
peso a questi meccanismi e distribuire le attività in modo equilibrato
rispetto a queste riflessioni.
[Nel valutare l'efficacia dei "meccanismi" (feste, progetti, cartelloni,
ecc.) bisogna ANCHE tenere conto di quanto essi somigliano alle
esigenze dei soci: infatti quello che si fa con più motivazione si fa
sempre due volte meglio di quello che si fa per dovere; naturalmente le
esigenze individuali, come giustamente dici, non devono modellare
l'associazione in modo prioritario, ma solo nella misura in cui esse la
aiutano a raggiungere l'obiettivo]
Ti avviso che sarà un percorso lungo (secondo me almeno due-tre
assemblee dedicate) e da seguire con attenzione, perché non tutti
l'avranno sempre presente e si ricorderanno di riproporlo, e ci sta che
si cominci senza portarlo a termine: questo è da evitare perché crea
frustrazione e senso di inutilità del percorso stesso...
Re: Re: Sproloqui
Tullia: mi intrometto...
secondo me definire questi sottobiettivi (nonchè, se ho ben capito, decidere nella pratica quali strumenti adoperare per raggiungere l'obiettivo, più ampio e condiviso da tutti, di ridurre il divario nord/sud) non è necessario nè giusto, anche se forse sarebbe più pratico.
Secondo me è più giusto valutare di volta in volta se fare un certo tipo di attività oppure no, per due motivi:
1-non escludere a priori attività che potrebbero rivelarsi di nostro interesse
2-non imporre ai soci futuri, decidendolo noi una volta per tutte, un modo di operare piuttosto di altri. Le uniche cose che valga la pena mantenere come punto fermo dell'associazione sono già scritte nella carta dei principi.
Insomma: perchè tirarci la zappa sui piedi?
Post di prova.
Dovrebbe essere possibile rispondere anche senza essere loggati.