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Progetto BoulSat: diario della prima fase operativa

by Raphael Bartalesi last modified 2006-11-15 14:42

diario degli eventi che hanno caratterizzato la prima fase

Premessa

Il progetto BoulSat è nato da un'esigenza del Centro Sviluppo Umano di Viareggio. In quanto sostenitori dell'associazione locale Nasongdo, avevano principalmente bisogno di comunicare con le persone di questa associazione, di scambiare regolarmente documenti, posta elettronica, niente di più normale insomma... La situazione in Burkina però vede una struttura di telecomunicazioni basata su ponti radio a vista. Questo, da una parte limita la banda disponibile per lo scambio di dati e, dall'altra rende le comunicazioni molto instabili - se non praticamente impossibili - in caso di maltempo. Il CSU ci ha quindi contattato e chiesto se potevamo occuparci del reperimento e dell'installazione di una parabola satellitare che garantisse un minimo di connettività ad internet.

In Italia, o meglio, in Vaticano, abbiamo acquistato l'antenna presso la Signis, una ditta che fornisce materiale per telecomunicazioni alle associazioni umanitarie. Questa, assieme a molto altro materiale umanitario, è stata spedita tramite container da Livorno per Abidjan, in Costa d'Avorio e poi via treno a Ouagadougou, capitale del Burkina Faso. (Link al progetto tecnico)

L'arrivo in Burkina Faso

P1010053.JPGPer quanto ci riguarda avevamo pianificato il nostro soggiorno in Burkina su due settimane, una quindicina di giorni dopo l'arrivo previsto del container... Arrivati sul luogo però ci è stato subito comunicato che del nostro container non si avevano tracce. Si sapeva che ad Abidjan era arrivato più o meno puntuale, ma da li in poi risultava essere in un posto indefinito sulla ferrovia che collega Abidjan a Ouagadougou. Voci ottimistiche stimavano l'arrivo e lo sdoganamento del materiale in meno di tre giorni. Quindi, dopo una breve concertazione, siamo letteralmente scappati da Ouaga e dal suo smog terrificante alla volta di Boulsa, in attesa di notizie del container, con l'intento di preparare la situazione.

Boulsa è una cittadina a 180km a NE della capitale, in una zona subsaheliana. L'associazione Nasongdo vi ha sede e al suo interno è stata allestita una saletta informatica ad uso del personale dell'associazione con materiale di provenieza trashware. Questa è gestita dal buon Innocent Zongo il quale, appena arrivati, ci ha accolti col suo solito calore.  Assieme a lui abbiamo scelto il posto migliore per posizionare l'antenna e chiesto a Pascal Tiendrebeogo, responsabile del - diciamo così - genio civile locale, di reperirci un tubo dal diametro di 3" (76mm per intendersi) da ancorare lungo il muro di uno dei piccoli edifici dell'associazione, di modo da costituire il supporto dell'antenna. Chiaro è che un tubo del genere non si trova così facilmente da quelle parti, ma ciò che non manca di sicuro è l'inventiva: è stato infatti smantellato un vecchio palo dell'elettricità per saldarci poi sopra un tondino arrotolato di modo da portarlo alla dimensione giusta. Certo, dava un po' di fastidio in fase di regolazione dell'azimuth, ma si poteva fare anche con quello. Non parliamo poi dei fori fatti senza trapano, ma anche li alla fine tutto era più solido di quanto ci si potesse aspettare.

L'attesa del materiale...

Nel frattempo i giorni passavano e non si aveva alcuna notizia del container. Indagando tra il materiale a disposizione abbiamo anche scoperto che un pezzo della parabola, l'LNB, ci era stato dato per un altro satellite e non avrebbe mai potuto funzionare col satellite PAS-1R. Questo ha aggiunto un bel po' di tensione a quella che già c'era e abbiamo dovuto passare un bel po' di tempo a cercare di contattare telefonicamente qualcuno alla Signis. Ovviamente erano tutti in vacanza, eccetto un poveraccio che all'inizio non sembrava capire assolutamente niente di quello che gli dicevamo, ma che dopo un po' ci ha promesso che ce l'avrebbe spedito tramite DHL al più presto. Il risultato è che in quel momento dipendevamo dall'aleatorietà dei doganieri di Ouaga e dalla celerità del Corriere del Vaticano... C'est l'Afrique...

Dopo una settimana di attesa, la situazione era diventata improponibile, tanto più che anche la compagnia aerea Point-Afrique ci stava mettendo del suo: vista l'impossibilità di organizzare il charter per il giorno prestabilito del ritorno, questo era stato anticipato di due giorni.

Di ritorno a Ouaga: alle prese con la burocrazia burkinabé

A quel punto non c'era più molto da fare: con Libertario e Federico abbiamo deciso di tornare indietro nella capitale e raggiungere Stanislas Ouedraogo, un dipendente di Terres des Hommes che Silvano Orlandi (presidente del CSU) aveva incaricato per svolgere le funzioni di sdoganamento del container. Siamo arrivati a Ouagadougou la mattina presto del lunedi e, appena incontrati con Stanislas, siamo subito partiti alla volta dell'Ocades, la sede della Caritas internazionale, a cui il CSU fa fede per la spedizione dei container. Li ci hanno subito detto che non era arrivato assolutamente niente, né il container, tantomeno il pacco in DHL. L'abbé Isidore, direttore dell'Ocades, ci ha illustrato le tediose procedure e i lunghi tempi di sdoganamento e ha incaricato il suo tuttofare Jean Paul Monet per vedere di rintracciare il container alla dogana. Come inizio non era sicuramente dei più incoraggianti...

Il primo giorno in capitale non è stato molto divertente: il caldo umido misto allo smog della seconda città al mondo per densità di motorini non aiutavano certamente a svolgere tutte le cento commissioni che dovevamo fare. La sorpresa più grande l'abbiamo avuta comunque il secondo giorno: abbiamo incontrato Jean Paul Monet, il quale ci ha comunicato che il container poteva essere rintracciato, ma che per sdoganarlo ci sarebbero state alcune spese. Quali spese? abbiamo chiesto. Noi abbiamo pagato affinché il container arrivasse da Livorno, fino alla stazione di Ouaga, tutto compreso... E li, parlando come chi non si vuol fare evidentemente capire, ci ha stilato una lunga lista di operazioni di movimentazione del container che erano apparentemente essenziali. Ogni operazione aveva il suo importo e il totale richiestoci ammontava a più di 600 euro... Niente, non c'era niente da fare, nonstante le proteste, non avevamo scelta: o pagavamo o del container proprio non se ne parlava. Al che ci siamo consultati telefonicamente con Silvano e abbiamo deciso di sottometterci a questa richiesta, anche perché il container conteneva materiale che stavano aspettando alcuni dottori partecipanti ad un progetto in collaborazione con Malattie Infettive di Pisa... La cosa buffa e triste in tutto ciò è che, una volta dati i soldi, sono bastate tre ore affinché ci venisse detto che il container era pronto da alcuni giorni e ci aspettava al passo successivo: la dogana... Nel frattempo comunque era arrivato anche l'LNB col corriere (grazie Signis!!), quindi almeno la vicenda stava assumendo un tono positivo. Ma il giro di corruzione non era ancora finito. Parte dei soldi che avevamo elargito al sig. Monet sono infatti finiti nelle tasche dei doganieri, il cui lavoro pareva consistere nello snocciolare arachidi e bere birra seduti nei maquis ouagalesi infestati dalle mosche. Per legge ci vogliono tre giorni a sdoganare un container e loro non erano di certo interessati a mettercene di meno. Il fatto di essere bianchi non facilitava assolutamente la faccenda, in quanto visti come vasetti di miele ambulanti.

La fuga nella notte

P1010102.JPGComunque sia, il pomeriggio successivo, senza porsi ulteriori domande, eravamo di fronte al container aperto. Abbiamo caricato in fretta e furia l'antenna ed il materiale informatico sul pick-up di Nasongdo e, appena ci hanno dati il via libera, siamo letteralmente fuggiti in direzione Boulsa (e abbiamo fatto bene, dato che ci hanno poi avvertito che, per la mancanza di un documento, il camion che trasportava il resto del materiale era stato bloccato all'ultimo momento per un ulteriore giorno). Il viaggio di ritorno si è svolto di notte lungo le avventurose strade africane, lungo le quali vige la legge del mezzo più forte per cui, al momento di incrociarsi, bisogna posizionarsi minacciosamente nel mezzo della carreggiata per farsi largo. Senza parlare delle chicane tra i vari asini con carretto, biciclette, motorini, persone senza meta che appaiono dal buio senza preavviso... Siamo comunque arrivati a Boulsa alle tre del mattino, laddove abbiamo ritrovato il resto dei nostri compagni. Chiaro è che l'entusiasmo era alle stelle... E di stelle ce ne sono tante nel cielo africano...

Epilogo

I quattro giorni successivi si sono trascorsi decisamente bene. Abbiamo montato l'antenna e ci siamo ingegnati per fare il puntamento con il materiale che avevamo. I primi tentativi erano piuttosto fallimentari, principalmente per l'irregolarità del supporto. Ma, dopo alcune prove, a risuonare nei nostri timpani era il beep crescente del dispositivo di puntamento, segnale di satellite agganciato...



 

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