Disegni dei bambini di Boulsa
Questi sono alcuni disegni fatti da bambini che abbiamo conosciuto in Burkina Faso. Il fatto che ci fossero dei fogli e delle matite colorate con cui disegnare per loro era una cosa eccezionale, e sono stati felicissimi di mostrarci, con le linee e i colori, la loro visione della vita, del loro paese, le loro speranze e ciò che più colpiva la loro immaginazione!

Erano tutti bambini tra i sei e i dodici anni, quasi tutti maschi. In Burkina è molto raro veder giocare le bambine, perché fin da piccole aiutano le altre donne del villaggio a fare le faccende, a cucinare o a raccogliere la legna.
Senza che chiedessimo loro di disegnare qualcosa in particolare, i temi che le matite tracciavano erano molto simili tra loro…e quello che per loro era naturale mettere sullo stesso foglio, per noi creava invece uno strano contrasto, forte e significativo. Cellulari, aerei, automobili, antenne…e accanto le vecchie capanne, le chiese e le maschere tradizionali…e così, con estrema naturalezza, quasi senza accorgersene, questi bambini stanno vivendo un periodo di velocissima transizione, di passaggio dal vecchio al nuovo, di riorganizzazione totale della loro società e delle loro abitudini.
Nei loro occhi c’è ancora
tanto delle vecchie tradizioni tribali, delle credenze e delle
antiche usanze, le enormi maschere che compaiono nelle feste più
importanti sono la cosa che in assoluto più li terrorizza: i
bambini percepiscono tutto il carisma, tutta la carica mistica che
possiedono queste maschere colorate, tutta la magia che ancora gira
loro intorno, la storia e i culti dei morti che si portano dietro,
per i loro genitori, per i loro nonni, per tutti gli abitanti del
villaggio!
Però la loro curiosità viene stregata anche da altri oggetti magici, che alcuni di loro hanno già visto e altri no, grandissimi aerei, tralicci e antenne più alti dei baobab, scatolette con tanti tasti da cui esce la voce di chi in quel momento non c’è…sono oggetti che li incuriosiscono molto, che per adesso forse sono misteri, ma che presto diventeranno normalissimi, il quotidiano…e loro già lo sentono; ne parlano, li disegnano, ne fanno piccole sculture con il fango, e ci giocano.
Durante il nostro soggiorno in Africa
ci siamo chiesti ben più di una volta se la nostra presenza lì
fosse una cosa giusta, se avesse senso essere venuti a portare la
tecnologia, il progresso, il nostro modello di sviluppo, sconvolgendo
l’equilibrio della loro antichissima cultura tribale. Ci sono dei
villaggi particolarmente isolati, dove ancora sopravvivono intatte le
antiche tradizioni, dove ancora regna il capotribù, autorità
sia politica che religiosa, dove ancora il senso della comunità
è così forte che nessuno ha niente e tutti hanno tutto,
dove i soldi proprio non servirebbero anulla se non per ornare gli
abiti delle feste.
Ci siamo chiesti che tipo di
degenerazioni avrebbe potuto portare il denaro e la tecnologia in
posti come i vecchi villaggi, ci siamo chiesti se anche un bambino
dei cosiddetti paesi ricchi, pur non avendo né fame né
bisogno di niente, avrebbe diviso un biscotto con tutti i suoi
compagni, come abbiamo visto fare nei villaggi più poveri
delle campagne, ci siamo chiesti se fosse giusto disturbarli e
distoglierli dalla loro vita contadina.
Per avere una risposta basta camminare per le strade della capitale Ouagadougou, e osservare la degenerazione, la povertà più estrema, la criminalità, lo smog…
Ci abbiamo pensato molto, abbiamo guardato con profondo fastidio gli enormi cartelloni pubblicitari di cellulari, sigarette e alcoolici, gli scaffali degli alimentari pieni di Nescafé e latte in polvere della Nestlè, i bambini che per fare il pieno alle macchine tiravano su la benzina dalle taniche aspirandola con la bocca attraverso un tubo di plastica, come fosse vino!
E abbiamo concluso che sono troppo sfruttati! Che ormai l’equilibrio economico e politico di questi paesi è stato profondamente compromesso, e che almeno le armi per difendersi hanno il diritto di averle!

Finchè non svilupperanno una consapevolezza delle loro risorse, sia naturali che umane, finchè non saranno in grado di costruirsi gli strumenti adeguati per sfruttarle da soli, senza passare attraverso le multinazionali, sarà molto difficile per questi paesi risollevarsi dalla povertà e dalla miseria! Anni di colonizzazioni hanno tenuto divisi i vari stati, hanno impedito loro di fare un percorso storico e politico (come invece è accaduto per i paesi dell’America Latina) e di imparare cosa vuol dire unirsi, associarsi, far valere i propri diritti... questo assolutamente devono impararlo il prima possibile!
E’ vero, tanti giovani se ne vorrebbero andare dall’Africa, perché sono rassegnati e convinti che la situazione potrà solo peggiorare, ma tanti altri invece hanno voglia di lottare, di studiare, di imparare per aiutare il loro paese a risollevarsi e a riacquistare una dignità…e su questi giovani, davvero, contano e si appoggiano tutte le ONLUS, le ONG, le associazioni, i volontari, e anche noi!
Quindi va bene progresso, ma solo se consapevole; sfruttamento delle risorse e produzione di energia, ma solo nel rispetto dell’ambiente; strumenti tecnologici, informazione, Internet, ma con il giusto approccio e la giusta filosofia, con l’aiuto e l’assistenza da parte nostra, perché almeno loro non rifacciano gli stessi errori che la nostra società ha già fatto!!

Informazioni sulle attività di ISF Pisa in Burkina Faso