isf-it.06/04/08
ISF-Pisa si confronta sul tema del volontariato
Il volontariato, come da Carta dei principi, è un principio fondante di ISF e sarà oggetto di discussione durante il week-end nazionale di maggio a Roma. Il nostro percorso di riflessione, iniziato il 13/03, è proseguito nelle Assemblee del 6 e 9 c.m.
h. 21:00 - !Rebeldia
Presenti: Cinzia Maria Scicchitano (C), Samuele Catusian (S), Sandra Perondi (S*), Tullia Martelli (T), Angela Di Fulvio (A), Davide Zambrano (D), Valentina Bonetti (V), Maurizio Villani (M).
Seguendo la metodologia indicata in "Verso ISF - Italia Reloaded" (pag. 3), i presenti avviano una riflessione sulle motivazioni e modalità con le quali la nostra sede ha aderito al principio di volontariato al momento della sua fondazione e sulle attuali cause di conferma o ripensamento riguardo l'adesione allo stesso.
Fase A
Partendo da alcuni spunti di riflessione suggeriti dal CN, si è cercato di dare risposta alle tre domande seguenti:
A) Perché abbiamo aderito od abbiamo fondato una sede ISF sulla base anche del Principio del volontariato?
B1) Perché alcune sedi e soci a un certo punto della loro vita associativa hanno sentito il bisogno di confermare la propria scelta riguardo il volontariato?
B2) Perché alcune sedi e soci a un certo punto della loro vita associativa hanno sentito il
bisogno di un cambiamento rispetto al principio del volontariato?
(Si riportano tra [] quelle riflessioni non strettamente in risposta agli spunti, ma comunque sorte durante la discussione)
1. Perché rispetto alla tipologia di attività?
La maggioranza dei presenti concorda nel ritenere che la tipologia di attività svolte resterebbe la stessa, con preferenza però delle attività retribuite, indipendentemente dalla loro natura. Sorgono comunque alcune osservazioni anche di carattere più generale.
V: La natura totalmente volontaristica di ISF (d'ora in avanti semplificata come 'il volontariato') garantisce una scelta autonoma dei finanziatori dei progetti e in generale tende a privilegiare attività a breve-medio termine, necessitando quelle a lungo termine di finanziamenti sicuri, continuativi e costanti. Nello specifico, in eventi quali conferenze, anche la scelta dei relatori resta totalmente a discrezione dell'associazione.
S*: La natura semi professionistica di ISF (d'ora in avanti semplificata come 'il professionismo', consultare comunque il glossario per chiarimenti) favorirebbe la pianificazione e lo svolgimento di progetti all'estero. Ci sarebbero probabilmente meno risorse da impiegare in loco, ma, d'altro canto, più persone sarebbero invogliate ad aderire all'associazione, vista la concreta possibilità di 'espatrio'. Si scatenerebbe, in definitiva, una reazione positiva con maggior ritorno di partecipazione.
S*: mi chiedo se l'adesione a ISF di persone retribuite sia realmente motivata dall'adesione alla carta dei principi piuttosto che da ragioni economiche.
T: potrebbero insorgere tensioni interne a seguito del discrimine tra soci pagati e soci volontari.
V: a conferma di tale preoccupazione riporto un'esperienza personale .
2. Perché rispetto alla scala delle attività ?
V&S*: Ammesso che il professionismo permetta di svolgere attività su scala più ampia, in termini di numero di beneficiari, quest'ultima è indipendente dalla qualità del lavoro. Il numero di beneficiari non è né l'unico né il più importante criterio di valutazione dell'efficacia di un progetto.
C: Il volontariato permette di scegliere autonomamente il tipo di beneficiari, indipendentemente dal loro numero.
A: il volontariato non garantisce la possibilità di monitorare continuativamente un progetto.
S: il volontariato ha spesso un approccio meno organizzato e scrupoloso nella gestione delle attività rispetto a quello professionale (ONG). Ricordo tuttavia che i progetti sono intesi da ISF come un mezzo e non un fine. Obiettivo di ISF non è quello di operare ingegneristicamente nell'ambito cooperativo, ma di farlo in modo volontaristico. Tale natura deve essere mantenuta, anche a costo di limitare la scala dei progetti. Il volontariato ha infatti come obiettivo primario l'affermazione di uno sviluppo sostenibile, attraverso l'instaurarsi di rapporti di credibilità con le popolazioni beneficiarie e la nascita di progetti di formazione locale con le pur poche persone coinvolte.
T: Il professionismo rischia di focalizzare la maggior parte delle risorse dell'associazione in una sola attività, che è quella dei soci pagati.
V: A parità di finanziamento percepito non è detto che la scala del progetto aumenti se esso finanzia un'associazione professionistica, in quanto parte di esso dovrà coprire rimborsi spese per i soci impegnati.
3. Perché rispetto alla libertà nelle scelta delle attività ?
(vedi punti precedenti)
4. Perché rispetto alla complessità delle attività ?
I presenti ritengono che il volontariato non pregiudichi lo svolgimento di attività più complesse.
S*&V: Nel volontariato il budget limitato nella gestione di attività complesse costituisce uno stimolo per le persone impegnate, che non sussiste altrimenti.
D: Il tempo che è possibile dedicare ai progetti per i professionisti è maggiore, ciò permette di affrontare problemi di maggior complessità.
A&S*&D: Nel volontariato è possibile affrontare temi di ricerca o, più in generale, attività il cui esito non è a priori certo.
C: mi chiedo se un'associazione di volontari sottrae lavoro a chi opera, retribuito, nello stesso settore
V: no, perché l'utenza è diversa
5. Perché rispetto alla responsabilità nei confronti dei donatori?
S*: I vincoli rispetto ai donatori, che si concretizzano in rendicontazione delle spese.. (etc), restano gli stessi in entrambi i casi.
T: Maggiori saranno le aspettative dei donatori di fronte ad un'associazione professionista.
V: Un'associazione professionista può curare maggiormente la formazione del personale, selezionando più rigidamente i propri componenti in base a competenze e capacità. Per contro un socio volontario non è obbligato, né si può obbligarlo a seguire scrupolosamente un progetto
6. Perché rispetto alla responsabilità nei confronti dei beneficiari?
V&S: è maggiore nel volontariato, per l'intrinseca assenza di retribuzione. Nel volontariato è maggiore l'interesse a instaurare rapporti ci collaborazione continuativa con i partner locali.
V: è necessaria comunque una scelta oculata del partner (possibile in ogni caso nel volontariato) a garanzia di continuità anche del personale nel monitoraggio.
7. Perché rispetto alla responsabilità nei confronti dei soci?
S: La necessità di garantire una retribuzione continuativa ai soci professionisti vincola la scelta
e la ricerca di progetti, la continuità della retribuzione si impone per non alimentare il precariato.
Si potrebbe pensare di retribuire solo coloro che si occupano della parte amministrativa e burocratica.
T: Si potrebbe valutare la possibilità di retribuire i soci per la singola prestazione.
8. Perché rispetto alla responsabilità nei confronti del progetto?
Oltre a quanto già emerso:
C&S*: nel volontariato si è più propensi a finanziare, attingendo dalla cassa dell'associazione, progetti, o parti di essi, che non beneficiano di finanziamenti esterni.
9. Perché rispetto alla partecipazione nelle attività ?
A: Una maggiore strutturazione e verticalizzazione, associata al professionismo, vorrebbe dire un minor coinvolgimento e comunicazione tra tutti gli aderenti e dunque una gestione meno partecipata alle attività.
S: Il professionismo comporta un minor ricambio nella gestione di progetti nel tempo.
S*: Il volontariato implica una partecipazione alle attività con passione e maggiori motivazioni personali.
10. Perché rispetto ai rapporti con l'Università ?
S*&T: Non c'è grossa correlazione tra professionismoVSvolontariato e rapporti con l'Università.
S: L'Università è un'esclusiva del Volontariato. Il professionismo porterebbe alla coesistenza di due anime nell'associazione e alla lunga al prevalere dell'impegno delle persone solo in progetti interamente finanziati, ciò si risolverebbe in un minor coinvolgimento degli studenti e l'associazione diventerebbe statica, senza ricambio.
11. Perché rispetto a come potrebbero cambiare le relazioni tra le sedi in conseguenza della possibile scelta di alcune di rinunciare al volontariato?
S: Sarebbe inevitabile la secessione da parte delle sedi che operano la scelta minoritaria.
D: Le sedi professioniste, ammesso che sia possibile la convivenza, sarebbero meno disposte a scambiare e condividere saperi e conoscenze.
C: Sarebbe utile la coesistenza di sedi che fanno scelte diverse, in quanto quelle volontarie potrebbero demandare alle professioniste la gestione di progetti su scala troppo ampia per loro.